Cos'è la Bioenergetica

 

“A forza di guardare il cielo
e di respirare a pieni polmoni l'aria fresca della notte mi pareva di riempirmi di stelle".

Tiziano Terzani

 

 

Protagonisti della nostra vita

 


Se il corpo è il nostro palcoscenico, noi possiamo essere gli attori principali di ogni nostra scelta, movimento, desiderio, ed essere liberi di stare nel piacere.

Illustrazione di Beppe Giacobbe

La bioenergetica, sviluppata dal medico e psicoterapeuta americano Alexander Lowen è una teoria di derivazione psicoanalitica che pone al centro l’identità funzionale tra corpo e mente. Le tensioni somatiche sono il riflesso di inibizioni psicologiche; questa è una gran bella notizia, perché grazie (anche) al lavoro sul corpo possiamo liberarci da pesi e catene che limitano il nostro agire e imparare a muoverci come protagonisti assoluti della nostra vita. Sentire l’aria che entra ed esce liberamente dai polmoni, usare la voce, effettuare determinati movimenti con le spalle o il bacino, sentire il piacere dei nostri muscoli in movimento, esplorare il contatto dei piedi con il pavimento: sono solo alcuni ingredienti della pratica bioenergetica che ci aiutano a liberare l’energia intrappolata dalle tensioni muscolari. sciogliendo così gradualmente i blocchi emotivi, le nostre “difese” rispetto all’ambiente. Talvolta questi blocchi si manifestano anche dolorosamente a livello fisico. Spesso sono presenti, ma silenti e protetti dalle contratture muscolari.

Respirare, essere più vitali

Nell’approccio bioenergetico il corpo esplora se stesso. “Io sono il mio corpo”, affermava Lowen. Per conoscere noi stessi dobbiamo “sentire” il nostro corpo. Interamente: dalla testa ai piedi. La perdita di sensibilità in una parte del corpo è la perdita di una parte del Sé. Più si è vitali, ossia più alto è il livello di energia e più è libero il suo fluire nel corpo, più acute sono le percezioni, più entusiasta e ottimista è l’atteggiamento nei confronti della vita. In questo stato la respirazione è lenta e profonda in modo naturale, ci sentiamo rilassati, collegati con la terra e la realtà intorno a noi. Per Lowen, abbiamo perso energia nella primissima fase della nostra vita perché non ci è stato permesso di provare ed esprimere emozioni. Quando reprimiamo le emozioni il respiro è più corto e il nostro livello energetico si abbassa; le nostre emozioni, però, non si sono dissolte nel nulla: rimangono impresse nella nostra espressione corporea, sotto forma di contratture dei muscoli e altre forme di manifestazioni somatiche.

 

Collegati con la terra, il grounding

Gli esercizi bioenergetici tendono a ripristinare una respirazione profonda e calma, in cui l’inspirazione parte dalla bocca e scende verso il bacino, mentre l’espirazione inizia dalla zona pelvica verso l’alto fino alla bocca. Un’altra chiave importante del lavoro bioenergetico, strettamente collegata alla respirazione, è il radicamento (grounding), uno dei concetti fondamentali introdotti da Lowen. Di una persona ben radicata si dice che“ha i piedi per terra”, questa persona sente la connessione tra i suoi piedi e il terreno sul quale appoggiano. Essere più radicati (più centrati) significa imparare a stare meglio “sulle proprie gambe", fidarsi delle proprie capacità e della propria forza, percepire in modo più lucido la realtà, diventare più integri e responsabili. In determinati esercizi e posizioni si possono sentire vibrazioni alle gambe, al bacino. Questo effetto è prodotto dalle tensioni muscolari che si stanno lentamente sciogliendo. Nelle contratture del corpo sono racchiusi sentimenti ed emozioni inespressi come la rabbia, il dolore, il piacere, l’amore. Liberarci da questi blocchi significa recuperare energia, poter scegliere veramente. Vivere.


Benessere

L’esercizio fisico nella pratica bioenergetica migliora la circolazione sanguigna e linfatica e favorisce la produzione di endorfine, gli ormoni del piacere prodotti dal nostro corpo.

 

“È importante comprendere che il senso più profondo dell’essere è il lasciare, il quale è fondamentalmente diverso dal fare”

Martin Heidegger

 

 

 

 

Scopriamo le nostre ali per esplorare nuovi territori

 

La parola stress deriva dal latino strictus, cioè costretto. Solo quando ci sentiamo saldamente ancorati al terreno ci accorgiamo che possiamo muoverci liberamente e uscire dal “recinto” che forse prima non vedevamo.

Illustrazione di Lucrezia Ruggieri

Abbiamo la possibilità di riconoscere e onorare la nostra unicità di esseri umani. Spesso dobbiamo solo fare emergere le risorse dormienti. ”La via d’uscita è dentro”, ha scritto Lowen. Sviluppando la bioenergetica, lo psicanalista americano non ha solo messo a punto un nuovo modo di fare psicoterapia, ma anche una tecnica adatta a tutti, utilizzabile fuori dall'ambito psicoterapeutico nella forma di esercizi anti-stress, attraverso i quali è possibile percepire in maniera efficace il proprio corpo. Sono, in genere, esercizi che si fanno in gruppo che aiutano a sentire e a lasciar andare le “costrizioni”, ad avere radici solide per potersi muovere con libertà, superare la noia, potenziare la sessualità spesso intrappolata. La pratica bioenergetica ci aiuta a riappropriarci del nostro corpo vibrante e vitale favorendo la comunicazione e l’integrazione tra emozioni e sensazioni corporee.

 

Essere consapevoli per essere liberi di scegliere

Sciogliere i nostri blocchi significa non trattenerli ancora lì con noi (dopo tanti anni!). Più in generale, vuol dire non voler controllare tutto. Fidarsi, lasciare accadere. Quindi “stare”, anche se le emozioni e le sensazioni del corpo, in alcuni momenti, possono risultare pesanti e fastidiose, e una parte di noi vorrebbe non sentire. Lasciar accadere, restare in contatto con se stessi anche di fronte alle difficoltà. Prendere consapevolezza delle sofferenze corporee ci aiuta a esserne sempre più liberi e capaci di scegliere.

 

Autoregolazione: posso essere autentico e creativo

Quando siamo più “presenti”, consapevoli delle nostre emozioni, delle sensazioni corporee e dell’energia di cui disponiamo, possiamo anche scegliere veramente come muoverci senza sforzo e con più leggerezza. L’autoregolazione è un altro concetto chiave del lavoro bioenergetico. Quando, per esempio, un esercizio sembra “troppo” per noi, possiamo fermarci o rallentare. Possiamo dire no! Scegliamo una situazione diversa. Esprimiamo un bisogno. Così come possiamo fare nella vita. In questo modo impariamo a essere più autentici, creativi e ristabilire la consapevolezza della nostra identità. Saremo rilassati e pervasi da un senso di fiducia. Potremo ascoltare meglio i messaggi che invia il corpo e avere relazioni più costruttive con gli altri. “Non più io vado”, scrive Lowen, “ma sono condotto. Ovvero: sono arreso al mio corpo, da lui accudito. Più mi arrendo e più sento la sua potenza, la sua forza, la sua inderogabile verità. La verità della natura, della terra. La verità del sentire”.

 

Ascoltarmi nel bisogno

Io sono l’insieme dei miei bisogni, nulla di più,
nulla di meno.
Non ciò che mi illudo di essere.

 

Bambini

Guardiamo un bambino quando piange,
quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa.
Tutto il corpo partecipa in modo armonioso.

 

“Non mi giudicate per i miei successi, ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi”.

Nelson Mandela

Da Freud a Lowen:
le radici nella psicanalisi


Arrendersi per non cadere a pezzi. Saggezze antiche e protagonisti della moderna psicologia sono uniti da un lungo e affascinante filo rosso.

Illustrazione di Beppe Giacobbe

Parole come “lasciar andare” o “arrendersi alla verità del corpo” richiamano ricerche e saggezze conosciute prima dello sviluppo della bioenergetica, anche lontane nel tempo. Ed evocano altri territori del sapere e dell’esperienza umana, sia in Occidente che in Oriente. “Il corpo è la spiaggia nell’oceano dell’essere”, recita un antico detto sufi.

 

I messaggi del corpo

Per ciò che riguarda l’Occidente, negli Stati Uniti, Alexander Lowen ha sviluppato e arricchito il lavoro di Wilhelm Reich, di cui è stato allievo negli anni ‘40 – ‘50. Reich (1897-1957), anche’egli medico e psicoterapeuta, già allievo a Vienna di Sigmund Freud, nell’osservazione dei propri pazienti aveva intuito che il corpo comunica ben oltre i messaggi verbali, e invia segnali fondamentali al terapeuta. Da qui cominciò il suo studio sulle tensioni muscolari, volti a formare quella che definì “corazza” o “armatura caratteriale”.
Reich arrivò a proporre una vera e propria “analisi del carattere”: una psicoterapia basata non più solo sulla parola, come nella psicanalisi, ma anche e soprattutto sulla comunicazione e sul lavoro del corpo.

 

Le cinque tipologie caratteriali
La nostra “corazza” impedisce il libero fluire delle emozioni e delle sensazioni dell’organismo e l’energia non scorre liberamente in alcune parti del corpo. Sulla base dell’osservazione di questi fenomeni, Lowen ha individuò cinque tipologie di carattere caratterizzate da precise componenti emotive e fisiche. “La struttura del carattere”, ha scritto Lowen, “definisce il modo in cui un individuo tratta il proprio bisogno di amare, la sua ricerca di intimità e il suo desiderio di piacere”.
La definizione tecnica di queste tipologie è: schizoide, orale, masochista, psicopatico, rigido; tuttavia vanno nella loro accezione energetica, non in quella semantica.

 

Schizoide

Il carattere “schizoide” è cerebrale (gli è stato negato il diritto di esistere), tende a essere autosufficiente; a livello del corpo, l’energia resta contratta e congelata nella pancia, fatica a raggiungere braccia e gambe che in genere sono deboli.

 

Orale

La persona “orale” crede di essere autosufficiente ma in realtà si appoggia all’altro (gli è stato negato il diritto ad essere nutrito), riesce a stabilire un’intimità unicamente per soddisfare il suo bisogno di calore e aiuto. Nel corpo c’è un’energia bassa, la respirazione è poco profonda.

 

Narcisista

Il carattere “psicopatico” (o narcisista) riesce a entrare in contatto solo con chi ha bisogno di lui, in modo da poter controllare la relazione, ha sperimentato la negazione del diritto di essere sostenuto nella propria identità. E’ un dominante: fin da bambino impara a “tenersi su”. A livello del corpo, il torace è possente e le spalle esageratamente larghe, ma le gambe sono sottili.

 

Masochista

Al “masochista”, invece, è stato negato il diritto di essere autonomo e indipendente. Tende ad avere un atteggiamento di sottomissione, ha paura ad esprimere i propri sentimenti e a rivendicare la propria libertà. A livello corporeo si nota una “compressione”: il busto sembra schiacciato dall’alto a livello del collo e dal basso al livello delle pelvi.

 

Rigido

Alla persona “rigida” è stato negato il diritto alla sessualità, non c’è collegamento tra sessualità e affettività. Tende a rimanere sulle difensive, l'intimità e il coinvolgimento emotivo nelle relazioni è sempre parziale. Il corpo è proporzionato, armonioso e integrato.

 

Nella realtà non esistono tipologie caratteriali “pure”. La “corazza” di ciascuno di noi è la miscela di differenti schemi difensivi. Ogni persona è unica e irripetibile. E ogni essere umano è dotato di una saggezza corporea e possiede in sé naturali potenzialità per raggiungere il proprio benessere, evolversi, amare ed essere amato.


“Immagina le tue mani siano pennelli.
Disegna il tuo amore sul dorso del tuo bambino.
Immagina le tue mani suonare una melodia".

Silja Wendelstadt

 

 

 

La bioenergetica dolce e il contatto tra madre e bambino

 

Il “massaggio a farfalla” è un tocco delicatissimo della mamma sulla pelle del bebè. Per favorire la sua sicurezza e la buona relazione madre-bambino.

Illustrazione di Beppe Giacobbe

Uno degli ingredienti fondamentali del lavoro bioenergetico è il contatto. "La pelle segna il limite visibile del nostro corpo e il punto di relazione con il mondo”, afferma lo scrittore svizzero Daniel Odier. “E nostro organo più sensibile, quello che ci ‘nutre’ maggiormente”. Eva Reich (1924 - 2008), medico pediatra e ostetrica, figlia di Wilhelm Reich, si è occupata in modo particolare dei neonati prematuri; dai suoi studi emerse l’importanza del contatto madre-neonato fin dai primi momenti come base della salute presente e futura. Un equilibrio che si può ottenere toccando delicatamente la pelle del bambino. Il Massaggio Bioenergetico Dolce, ideato dalla Reich, chiamato anche "massaggio a farfalla", ha l'effetto di attivare armonicamente le funzioni vitali e rinforzare il sistema immunitario del bebè. Il tocco al bambino permette l'instaurarsi di una migliore relazione con la madre, promuove la formazione del Sé e della sicurezza di base di entrambi. Il massaggio bioenergetico può essere anche praticato agli adulti. Per la preparazione al parto, per esempio, le donne in gravidanza, possono ricevere il massaggio dal proprio partner. L’adulto che riceve questo tipo di massaggio si sente come un neonato, curato e amato da mani dolci e rispettose.

 

Dalla parte del bambino: le ricerche
sulla bioenergetica dolce continuano …

Ostetriche e psicologi applicano la bioenergetica dolce e il “massaggio a farfalla” in diverse strutture sanitarie nazionali. Inoltre, in Italia la bioenergetica dolce è accreditata presso il Servizio Sanitario Nazionale. La metodologia, definita scientificamente “Bioenergetica Dolce” (Gentle Bioenergetic Balancing, é il frutto del lavoro, oltre che di Eva e Wilhelm Reich, di vari medici e ricercatori che in tutto il mondo se ne sono occupati in tempi più recenti. Tra essi, lo psicoanalista britannico John Bowlby (1907 – 1990), che ha elaborato la teoria dell’attaccamento e ha studiato, in particolare, del legame madre-bambino; lo psichiatra e psicoanalista statunitense Daniel Stern (scomparso nel 2012); Daniel J. Siegel (classe 1957), psichiatra e attualmente docente presso la Ucla School of Medicine di Lon Angeles, esperto di mindfulness (tecniche di consapevolezza e attenzione al “momento presente”), nonché autore di diversi libri sullo sviluppo dei neonati; Allan Shore (New York City, 1943), neuropsichiatra americano, studioso degli effetti del trauma sul cervello. Tra coloro che hanno maggiormente contribuito alle ricerche sul contatto pelle-pelle tra madre e bambino figura il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott (1896 –1971), che ha definito“holding” (letteralmente "sostegno") la capacità della madre di fungere da “contenitore” delle angosce del bambino.


“Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
e io avrò cura di te”.

Franco Battiato – La Cura

Illustrazione di Beppe Giacobbe

Silja Wendelstadt e Margherita Tosi, due donne protagoniste in Italia del con-tatto gentile

 

Se l’energia nel corpo fluisce, bisogna permettere a questo processo di svolgersi senza spingere né forzare.

Il tocco, gentile, amorevole, sulla pelle del bambino, può previene la formazione di quella rigida “corazza” a lungo studiata dal medico e psicoterapeuta Wilhelm Reich. Nel tocco il “dare” e il “ricevere” si fondono armoniosamente. "Il contatto diventa un dialogo energetico tra chi tocca e chi viene toccato, e i benefici arrivano a entrambi", ha scritto Silja Wendelstadt. Perché il tocco lieve è così efficace? “Risponde al principio del ‘minimo stimolo’”, spiega Margherita Tosi. Il “minimo stimolo” attiva un processo interno in cui l’organismo regola l’intensità delle proprie risposte in modo “ecologicamente sostenibile” da tutto il sistema. Ed è in linea con una delle leggi fondamentali della fisiologia, scoperta verso la metà dell’Ottocento da Ernst Heinrich Weber (1795-1878), in seguito elaborata sotto forma di modello teorico da Gustav Theodor Fechner (1801-1887).