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Le emozioni dei bambini e la storia di Riley nel film Inside out

 

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Come facciamo a spiegare la paura ai nostri figli? Cosa rispondiamo quando i bambini ci chiedono perché muore tanta gente nel corso di un evento tragico? E’ accaduto spesso recentemente, quando abbiamo ascoltato cosa è accaduto a Nizza, a Parigi, in Bangladesh; ma anche in Libano o in Nigeria. O quando un pullman si è rovesciato nel marzo scorso in una strada della Spagna, uccidendo 13 ragazze tra i 19 e i 25 anni, studentesse Erasmus. Gioia, tristezza, paura, disgusto, rabbia si muovono nella mente (e nel corpo) dei piccoli, così come accade per tutti. Una magistrale esplorazione delle emozioni dei bambini è stata proposta da Inside Out, film d’animazione della Pixar (distribuito dalla Walt Disney Pictures), diretto da Pete Docter, sceneggiatore e regista, uno specialista nell’esplorare emozioni e sentimenti.

 

Inside Out racconta la vicenda della piccola Riley, bambina undicenne del Minnesota che si trasferisce a San Francisco con la famiglia, e lo fa dal punto di vista della sua mente. Il film contiene tutti gli ingredienti di una bella storia per bambini. E, naturalmente, per adulti. Troviamo Riley e la sua famigliola felice, con mamma e papà, c’è la sua amichetta del cuore, la sua bella casa in Minnesota. Quindi la svolta: il trasferimento in una grande città, lo smarrimento che si prova nell’iniziare una nuova vita, nel perdere le vecchie amicizie e trovarne di nuove, nel crescere. Poi c’è il lieto fine. Tutto ovvio? Niente affatto.

 

La vera protagonista di questa storia è la mente di Riley, le sue emozioni animate da buffi omini colorati: la Gioia, gialla e splendente; la Tristezza, con i riflessi blu; la Rabbia, rossa come il fuoco; la Paura, viola come le pareti umide di una cavità carsica; e il Disgusto, verde come un liquido putrefatto, o come i broccoli che la bambina sputacchia in faccia al papà che tenta di imboccarla. Il tutto condito con una poesia sorprendente e magica. Il percorso di crescita e di sviluppo della personalità di Riley è un bellissimo e commovente viaggio attraverso gli anfratti segreti della mente umana, resa deliziosamente surreale. Il film racconta la divertente collaborazione tra le varie emozioni, tra le quali spicca la Gioia, la forza trainante della vita, condizione unica alla quale ognuno di noi dovrebbe sempre tendere. Ma, attenzione: senza precludersi momenti di Tristezza o di Rabbia, ma attraversando queste emozioni con fiducia. Senza mai darsi per vinti.

 

Quando la famiglia della piccola protagonista si trasferisce a San Francisco, Riley si lascia andare allo sconforto più totale: la Gioia e Tristezza si perdono negli abissi dell’inconscio, lasciando il posto alla Rabbia, alla Paura e al Disgusto. Ma dopo aver attraversato la Tristezza e capito quanto anch’essa sia utile per capire noi stessi, Riley ritrova la radiosa Gioia, bella come il sole, e desidera affrontare nuove esperienze. La piccola protagonista esplora tutte le emozioni. E’ presente in tutto ciò che vive. Non c’è un adulto che le dice che “non sta bene” incontrare (ed esprimere) la Paura o la rossa Rabbia. Nessuno minaccia di punirla se ascolta e manifesta il suo Disgusto. Nessun adulto fa questo con Riley.

 

Questo “cartoon”, così delicato e toccante, uscito negli Usa e poi nelle sale italiane nel corso del 2015, ha incontrato un ampio favore da parte della critica e del pubblico. Il regista, Pete Docter, per realizzare l’opera cinematografica ha chiesto la collaborazione di due importanti psicologi che negli anni hanno pubblicato decine di studi sulle emozioni: Dacher Keltner (professore di psicologia della University of California, Berkeley) e Paul Ekman (professore emerito di psicologia della University of California, San Francisco). In un articolo pubblicato su The New York Times nel settembre 2015, i due ricercatori spiegano - tra l’altro - che la trama iniziale e gli sviluppi di Inside Out tengono conto di molte scoperte della psicologia contemporanea sulle emozioni: come ad esempio il fatto che le emozioni possano distorcere ricordi che ci sembrano neutri – cosa che nel film accade “per errore” nei primi minuti – oppure che alcune emozioni considerate “negative” come Rabbia e Tristezza possano invece generare reazioni “buone” e costruttive.

 

”La salute emotiva è la capacità di accettare la realtà e di non sottrarsi a essa”, avrebbe detto Alexander Lowen, padre della Bioenergegica. “Stare” in ciò che incontriamo nel presente. Come ha fatto la piccola Riley. Gli adulti possono accompagnare i bambini e stare loro accanto, mentre i piccoli fanno conoscenza con le loro emozioni. Anche quelle che talvolta vengono bollate come “negative”. Perché i piccoli - una volta diventati grandi - possano far fronte a fallimenti e scivoloni, che certamente capiteranno. E possano essere in grado di accettare anche dei “no”. Senza uccidere nessuno.

 

Cristiana Zanette

Psicologa, counselor, formatrice

 

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